LibEreria

Ultima chiamata, per le Arti, alla Rivoluzione.

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Sala Lettura – Settembre 2023

Striature rosa antico in un cielo ancora per poco azzurro, il buio si fa spazio per portare il mistero della notte in un pensiero tenebroso, la vita nuoce alla salute.
Necessita di istruzioni per l’uso per le ali un passerotto ingenuo e si odono urla in lontananza e una musica araba completamente fuori luogo e fuori dal tempo.
Il caos della notte copre il silenzio di una tranquilla giornata di fine estate, chissà quante ancora potrò ascoltarne, chissà quante respirarne.
Quanto rosa in una vita, quanto rosa è l’anima dopo tutto questo cammino.
Le scarpe consumate si gettano sul fianco di una montagna tentando di scalarne il terreno secco e polveroso, poi torno qui.
Il viaggio è stato solo nella mente, ma ho volato davvero.
Ecco, il buio. Gli occhi non servono più.

Questo imprecisissimo attimo di quiete

che ho eletto eppure abbracciato

stava per svanire felice

 

a margine della rappresentazione

della commedia dal titolo

Peccato sia morto perché in pochi sanno cantare

 

Non ti preoccupare

va tutto bene

intanto si alza il prezzo

 

ecco un esempio

per dire le cose più precise

tagli fino all’imprecisione

 

Ma certe cose si riparano

così dice il testo

peraltro revisionato

 

E scrivi che qui si scrive

e scrivi il non farsi capire

ma non esiste il farsi capire

non so se vuoi capirlo

 

Questa pagina è un diario esploso

che chiude la vicenda

che all’inizio disse

non so scrivere altro

 

e poi scrisse altro

 

Ti ho tenuto compagnia

adesso suona

Un colore di vento

Mi spinge a cercare risposte

Di grigio sereno alza il suo profumo

Sul mio essere sempre presente

Il passato è recente

Divora ogni cosa

Si butta su un cielo indecente

Non voglio remoti o trapassati

Ora e adesso

Mi intrappolano divento

E sono una striscia di sole

Di una estate finita immortale

Vedo stelle ricoperte di piccole storie

Settembre è normale

Asciutto non ha piccole ferite

Nel cuore

Mi aiuta a guarire

E il mio nome chiamato

Risponde sei tu quel chiarore nel buio?

Ti ricordi

quei discorsi fatti di niente

dal respiro di mesta armonia?

Scoprirci infiniti

solo per il fatto di esserci trovati,

rifugiati in una grotta solitaria

lontano dal rumore delle strade,

meravigliati d’esistere?

Sapranno guardarsi come noi

dopo mille anni?

Ci sarà quell’istante tardivo

ad ospitare il tremore

delle mani tese degli innamorati?

Un cielo per due nuvole

un orizzonte per gli sguardi?

Una notte

che si trasforma in favola

e non ha paura

di morire al mattino?

Ti ricordi, sì.

Forse ero atomo incompleto,

bisognoso della valenza giusta,

 

organismo monocellulare,

in corso di sviluppo,

 

virus in pericolo,

alla ricerca della sua salvezza.

 

Oppure farfalla,

luccicante nel sole,

dopo aver

squarciato il velo.

 

Quando ero lupo

annusavo l’aria fresca,

il pelo intirizzito,

mai sazia di vagabondare.

 

Sono stata arcobaleno,

curva nel cielo,

foriera di gioia

per il pericolo scampato.

 

Una volta ho nutrito

il suolo assetato,

ero acqua che

piombava giù provvidenziale.

 

Le mie foglie hanno

nutrito animali,

quella volta che sono

stata albero.

 

Questo siamo,

animati da

elementi della natura,

rimescolati e reinventati.

Mi muovo 
tra le parole
e le righe 
di un foglio.
Il corpo danza
sinuosamente 
disegnando 
una poesia
che genera vita.
Lascia
dietro di sé 
echi
di versi
che ritornano 
e trasfondono
musica.
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