LibEreria

Ultima chiamata, per le Arti, alla Rivoluzione.

LibEreria

Ultima chiamata, per le Arti, alla Rivoluzione.

«  sommario 

Sala Lettura – maggio 2019

Non tornerò da eroe

Ma d’abitudine

Sulle ali del senso,

Il settimo.

Ho visto incudini

legate

Alle caviglie degli

Eserciti per cui

Conta solo il numero.

Le mani sporche di sangue

Sono quelle che più

Cercano mani da stringere e

Aspettano una pioggia

Che lavi.

Ma arriverà

La tempesta imperfetta

Quella per noi,

Si leveranno i fronti e

Al sole volgeranno i sogni

Oltre le fronti:

Un’artiglieria di

Vocaboli a

Ridire il mondo,

Esercito,

Schiere d’antieroi

Delle cause perse ma

Dalle conseguenze utili:

Non potrai non

Aggiungerti a

Noi e alle nostre anime

In fuga,

Le nostre anime

Dai numeri bassi.

A piedi scalzi, a mani nude
scrivi.
Scrivi per non tacere il disaccordo, per far rumore nella tempesta,
scrivi forte che non appartieni a ciò che resta,
né per convenzione, né per stanchezza, né per inutile protesta.
Scrivi,
scrivi che non t’importa di quel confine, è un’illusione di chi lo pone, e con la penna in mano gli tieni testa, e non è Tutto… ma è ciò che resta.
Se posso scrivo per dire basta, ai vuoti da riempire in testa di chi sfoggia le Verità in tasca.
M’insegnino i dottori, a cucirmi le ferite, e i filosofi a usare le solite frasi e le parole ardite…
e poi il mio corpo infine, in mezzo al foglio e scrivo ancora, se è muto il coraggio di dire Voglio!
E allora voglio, prendermi carico del mio pensare per dire che ancora so nuotare,
in quelli che a volte chiamano abissi.
Scrivi e accertati di aver scritto, quello che davvero pensi di dar per certo.
E leggo sentenze con belle parole, pesanti tanto quanto la fame e il dolore, e sono gli abiti che ti porti appresso, e non vedi nemmeno te stesso.
…e s’alza il vento,
e scopre i volti, e allora scrivo dei nostri silenzi che avvolgono i dubbi che mi accompagnano, che graffiano i vetri di questa finestra.

Molte donne indossano un burka,
a volte si vede, è evidente
è scuro, è nero non lascia
intravedere niente.
Noi ci scandalizziamo,
ci ribelliamo,
accusatori, giudici
emissari di Dio.
Molte altre donne
indossano un burka
trasparente, invisibile,
soffocante.
Noi non lo vediamo,
non lo tocchiamo,
non ci scandalizziamo.
Quante gioie negate,
quanti traguardi impediti.
Non sai fare, non sai dire
e ogni disprezzo ci copre,
ci annebbia.
Ma la difesa dall’odio è dovuta,
spalanca le braccia,
niente ti coprirà
non farti mettere abiti
che ti deformano,
chi sei dillo tu!
Dillo piano, dillo forte
varia può essere l’intensità,
ma chiara deve essere la tonalità.


Non so spiegare
questo bene grande per te
così vivo
così amaro talvolta.
È nato
raccontandomi il mare,
è cresciuto
raccontandoci la vita,
è diventato poesia
lontani assieme,
nel tempo.
Ogni tua parola
scioglie emozioni,
da sempre
appartiene a te
la mia anima,
non lasciare che si perda.
Questo bene
è un sogno struggente,
guardare
il mare e le stelle
nei tuoi occhi,
abbracciarti
almeno una volta
o forse mai,
forse sempre
o forse… chissà.

Non cambierai mai il mondo

se non sarai convinto

di poterlo cambiare

non inventerai mai un giardino

se non curerai con attenzione

ogni piccolo filo d’erba

e non amerai, non amerai mai bene

veramente

se non ti porrai come obiettivo principale

quello di veder nascere

mille fiori, sorrisi luminosi

sul volto della persona

che ami.

Piccola,
come un essere del creato,
occhi vitrei di pesci morti
in barattoli di comune destino,
il dio non ne sente la compassione
capace solo di compiacersi
della potenza che (da lui) sovrasta.
Di inerme vita
di vago senso all’esistenza
alterno confusa
il prevalere doppio e contrario
di chi sovrasta e non avverte
a chi investito e annientato
del mondo tutto
ne possiede il sentire.

È tutto qui ciò che serve

In questo mondo

 

Ci sono venti che

Soffiano da Nord

E venti che soffiano da

Sud

Un Est ed un Ovest

Dove il sole

Nasce e muore

Fra cieli tinti

Di luce e di splendore

 

Terra e acqua

Amanti inseparabili

Fuoco e aria

Scintille di passione

È tutto qui!

 

Sembra che non

Manchi niente

Perfino rosse ciliegie

Che alleggeriscono

I rami

E cani che ci leccano

Le ferite

 

Poi mani da stringere

Bocche per baciare

E numeri per contare

Lo potremmo fare

All’infinito

 

E ancora

Carezze per i nostri figli

E bambini con cui

Giocare

 

C’è anche il non

Coraggio

Di invertire certe rotte

E ci sono i passi falsi

Che ci fanno cadere

Negli abissi

Dove il sole non arriva

 

Ma anche lì

Nel regno delle tenebre

Possiamo prestare attenzione

Porgere l’orecchio

E ascoltare

Anche lì

Potremmo sentire

Un dolce canto

 

Eh sì

C’è tanto in questo mondo

E lo penso

Con le braccia conserte

Mentre cala la sera

 

Eppure so di tramonti

Blu lontani.

Che non vedrò mai.

Siamo stati tanto vicini da riuscire a fermare il tempo, ma non per sempre.

Sicuramente una frazione di eternità conserva il peso di quell’attimo in cui, separati solo dal soffio di un vento con in braccio il ronzio delle api davvero riuscimmo ad essere una cosa sola.

Restando liberi di essere.

Siamo stati vicini come cielo e mare per chi osserva l’orizzonte o come lembi di una ferita che nel volersi riavvicinare sanno di essere già cicatrice.

Quel mondo era completo, non serviva altro per renderlo perfetto.

Ma non ti bastava.

Lentamente, poco per volta, con delicatezza, sei riuscito a togliermi dalla terra per chiudere dentro un vaso le mie radici.

Mi volevi per te.

Ed io, lentamente, ho iniziato a morire.

Sto distruggendo un muro
o sto creando spazio?
Sto abbattendo barriere?
Sto spostando spazio?
Sto passando il tempo?
Sto passando, con il tempo
che avevo creato io stesso?
La risposta giusta è
cambiare domanda
Le macerie prenderanno altra forma?
Avranno un’altra vita, altrove?
Voglio dire che è un passaggio?
Che niente si elimina per sempre?
Queste macerie andranno a finire
da qualche parte
quindi in realtà
sto creando spazio qui
per crearne altrove
quindi in realtà
sto creando spazio qui
per occuparne altrove
Sbriciolando lo spazio edifico
le forme del tempo
Non sei riuscito ad abbattermi,
non mi hai abbattuto… lo sai…


Leggere isolando il trauma
non per trame
interrogare la discontinuità
non l’esito
trovare punti di rottura
non linee di cammino
è l’orecchio che
non prestiamo mai
altrimenti la storia
non prenderebbe alla sprovvista
e la cosa da leggere
non si troverebbe

Ma se un giorno

improvvisamente

dovessi allontanarmi

da te

 

ti lascerei ogni mio sorriso

perché tu l’hai fatto nascere

e lascerei con te tutta la gioia

che esiste solo grazie a te

 

e ogni nostro discorso

che parte dalle bollette

e va a finire ai moti dell’universo

 

E come portar via

tutti questi ricordi

tutti i respiri

tutti i nostri giorni

 

La morale della favola è

che lascerei me stessa

molto più di quanto

potrei lasciare te

Se sono fatta per volare
perché sono incatenata a terra?
Le mie ali intorpidite
bramano l’infinità dei cieli
quando allegri accompagnano
un sogno migrante.
Ci ho provato
e riprovato
mi sono schiantata a terra
portando lividi ovunque.
Se nessuno ti insegna a volare
avrai sempre belle penne bianche
mai sporcate
accartocciate
sistemate per bene in una scatola
nella vetrina delle possibilità.
E può capitare
che i tuoi cinguettii dentro la scatola
li senta il primo passante distratto
e non amante
delle creature che volano.
Apri la scatola!

Design by Lidio Maresca, on WordPress platform, with Sydney theme. Released in 2022.