LibEreria

Ultima chiamata, per le Arti, alla Rivoluzione.

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Sala lettura – giugno 2022

I tuoi capelli che scendono a croce
decidono il confine cancellabile
fingendo contro altezze steccati disegnati
mentre tutta in moto acceso mi avverti
in basso con la curva di due scalini
che invadono confini di sabbia
che a brevi passi felicemente smarriti
cambiano idea ai colori che ho
svelando un tutto mare
pronto a riconoscersi e precipitare
portandomi con sé
e i miei occhi lasciati soli
scrivono l’attesa lunga lettera
alla festa dell’assenza di ogni bianco
nella lingua rovente dei ricreati
noi siamo altrove
e queste immagini sorgono
dall’attimo futuro già invadente
e la bilancia arrugginita
della mente lasciata un attimo appesa
conquista il preciso tacere
e non sta
maneggiando queste parole

Ma non guardarti è sprecare un buon tempo
come non poter raggiungere il mare
arrendersi alle dune
se le palpebre abbandonano i sogni

Ma non ascoltarti toglie ogni senso
a questo viaggio con le ruote consumate
le tue parole son come diamanti
incastonati nel giardino della mia mente

Ho camminato passi e parlato parole
quasi come a dire che il reale è sogno
o che un sogno che ha il tuo sguardo
è la realtà per la quale voglio vivere

Tutto questo è viaggio
un volo di pensiero
nella foschia di un sogno svegliato
dal cigolio di una porta antica che si apre

Dimoro tra pigne di vestiti consumati.
Ostaggio del colore del vuoto
e del profumo rimasto tra le fibre.


Non vorrei donare a questi involucri
la fragilità del mio corpo.
Non vorrei fasciarmi
in doni preziosi senza anima.



Abbraccio la mia nudità
qualcuno saprà leggere i capillari
che si estendono a mappa;
la geografia dell’essere.



Metterò fuoco alla voglia di scintillare
m’ha stancato tutto,
le ciglia cariche di rimmel
la bocca disegnata di rosso,



Dove sono?



Lo smarrimento
ci rende vulnerabili
perdiamo il contatto,
scendere senza corrimano
in un profondo io
abissale.
Il rumore della caduta.
Per rendersi conto della mortalità
e dell’eterno
dei bisbigli di coscienza



Scacco matto.

 

Te ne sei andato all’improvviso.
La vita è volata via
con mille rimpianti.
Ma hai fatto in tempo a godertela,
hai fatto in tempo
a prenderla in giro.
Hai danzato sul filo dei giorni,
hai preteso di più,
non sei sceso a patti con i limiti.
Ora è più che vivo il ricordo.
Ancora più viva è la rabbia.
Abbiamo deciso di usarla nel modo
giusto:
continuando da dove avevamo iniziato.
Porterò in alto il tuo nome,
anche se il tuo nome è già in alto.

 

 

Ingarbugliati
Gli occhi
Come matasse
Intricate
Guardano lontano
E colori di piccoli
Arcobaleni quotidiani
Disegnano linee
Troppo imperfette
E sogni restati
Lì a sospendere fili
Non tornare
Paura di volare
Io sorvolerò mari
Per trovarti
E sentire quel vento
Una immensa distesa
Di aria
Profumata di te

 

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