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Ultima chiamata, per le Arti, alla Rivoluzione.

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Sala Lettura – Dicembre 2022

Gli occhi aperti ci truccano l’età

il respiro la riaggiusta male

per offuscare il guasto del tempo

 

Siamo sempre quelli

se pensiamo ricordi

ma noi pensiamo legami

 

Così diventiamo vecchi

mentre una provvidenza non colta

ci voleva spaesati

 

E siamo sempre non quelli

perché il fiore della pazienza

è un incomprensibile ribelle

 

E scriviamolo questo verso definitivo

e affrettiamoci a tornare alla vita

che ci attende per il gran finale

Niente paura

hai ormai così tante scorie

accumulate

su quella coscienza che nemmeno

ricordi più che faccia abbia

 

Niente paura

le mie parole ormai non possono

nemmeno sfiorare

le cime che hai raggiunto

senza nemmeno accorgertene

 

Niente paura

continua così

la gente penserà “ma povera creatura”

e tu rimarrai nella convinzione

di averci ingannati tutti

 

Diciamola un’ultima volta

la più cruda delle realtà

chi mente e manipola non vive

la sua stessa esistenza diventa falsa

e la narrazione prende tutto il posto

 

Diciamola un’ultima volta

la cruda verità

e poi chiudiamo il capitolo

ponendo anzitempo

la parola fine

Scendo

Le scale di corsa

Cercando uno slancio

Un pensiero leggero

Mi sfiora alle spalle

Rimbalza da dietro

Una musica piano

Sei tu che mi cerchi

Ecco mi sento da sempre

Una piccola onda

Una rosa piantata a gennaio

Scendo

Le scale di corsa

Mi corrono incontro

Parole e discorsi

Alzo i miei occhi

Un ritorno di ricordi

Mi Lacrima addosso

Ho lasciato legami

Slegando le corde

Aggrovigliate di maggio

Perdendo il Coraggio

Come trema quel bicchiere sopra il tavolo 
disturbando la perfezione del quadro mattutino, 
laggiù un treno porterà vita altrove
e i sogni di qualcuno troveranno riposo. 
Ma io sono qui
a fissare il bicchiere. 
Il silenzio addensa i pensieri 
fino a farli esplodere. 
Rumore che s’intreccia al fischio dei freni, 
un altro treno giunge a destinazione. 
Vorrei andare da qualche parte 
dove nessuno conosce il mio sguardo 
potrei dipingere la meraviglia 
sulle pareti della città. 
Potrei cantare senza vergogna 
per essere stonata
perché tutti guarderebbero
i miei capelli sciolti al vento… 
Potrei conoscere i fili d’erba 
se un prato m’accogliesse nel suo abbraccio 
senza badare all’ora… 
 
Il tremolio di quel bicchiere 
mi riporta nel posto
dove ho riempito gli scaffali 
di oggetti inutili pieni di polvere. 
Un altro giorno invernale 
congela immagini, 
fa freddo. 

A vivere non s’impara mai.

Ma puoi sempre imparare a sognare.

Sogna e fa’ che non ci sia una fine.

Nessuna fine alla speranza.

Nessuna fine alla tua voglia di lottare.

Vorremmo sognare tutto il giorno
Ad occhi aperti sì
Proprio con gli occhi spalancati
È questo il vero ed intimo desiderio di ogni essere vivente
Vivere la vita con magia estrema e sorprendente
Meraviglia che si propaga a macchia d’olio
Come una risata sull’altalena del monte più alto del mondo
Un eco circolare che avvolge e abbraccia le montagne
Le montagne? Le montagne?
Montagne
Cosa sono le montagne?
Fanno parte della tua vita?
Mentre giri sulla ruota del criceto
Hai provato a guardare fuori dalla gabbietta?
Sì, oltre la frutta
Anche quella è vita, è narrazione
è emozione illustrata
E metti caso la vita sia davvero metafisica
Cioè che il cervello crea in quell’esatto istante l’immagine che stai vedendo
Per un motivo inconscio
Interno
La montagna appare
Con questo strano nome
E con questa delineata forma
Il filo che unisce l’occhio la gabbia e la montagna
Si dissolve e fonde insieme le immagini
La montagna sono io
Il mio occhio sono io
Lo spazio sono io
La gabbia sono io
Per dare un senso ai miei occhi
Ho creato la montagna

Domani allora
creerò quella vita ricca di magia estrema e sorprendente

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