
«Scrivo per egoismo e perché farlo mi aiuta a pensare. Ho bisogno di quella fase riflessiva che richiede silenzio assoluto e possibilmente penombra, ne ho bisogno perché molte volte dovrò chiudere gli occhi per osservare con attenzione la scena da descrivere. Mi serve una base emotiva non un’idea, devo aver visitato e abitato il luogo che sto per raccontare e non sempre, anzi quasi mai, si tratta di un luogo fisico.
Questo è il mio modo di scrivere e rispecchia il mio modo d’essere.
Non scrivo per chi legge, ma per condividere il risultato di questo processo cognitivo con l’intento di scuotere, di creare dialogo e di far partecipare, perché voglio che cinque sei parole acquistino la forza di un pugno nello stomaco, riescano ad essere immagine. Punto a riassumere stati d’animo.
Ho una moglie e una bambina di due anni e mezzo, un cane di quattordici, un impiego al supermercato e la terza media.
Credo che il volto sia la maschera che copre i pensieri e le emozioni, per questo indosso una maschera che se letta, di me, rivela tutto.
Mi chiamo Gianluca Sonnessa o Malforte. Come preferite, tanto sono la stessa cosa.»