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«Mbacke Gadji racconta con gran sensualità e mistero.

Niente è dato per scontato, tutto è da vivere grazie ad ogni particolare che l’autore dipinge abilmente.

Egli è uno spirito libero, un’aquila selvaggia.

Ritrova le sue origini nelle sue capacità di narratore e lo fa con tanto sentimento e altrettanta semplicità.

Ulteriore ricchezza del testo, il suo incastrarsi con piccoli pensieri-poesie che mostrano ancora meglio e nuda l’anima del protagonista, e dell’autore.»

F. P.

La poetessa fa dialogare due elementi apparentemente incompatibili: l’impulsività della poesia e la razionalità del cubo di Rubik. Ogni capitolo della raccolta spiega una diversa fase o caratteristica del rompicapo che coincide con le poesie che la seguono.

Per facilitare il lettore l’autrice ha inserito delle illustrazioni in cui riproduce fedelmente i movimenti e gli algoritmi da riprodurre.

I temi affrontati di abbandono, dolore, alienazione e desiderio di rivincita, comuni a tutti gli esseri umani, vi faranno immergere in una profonda analisi introspettiva.

Il biologo Jason Langly fa esperimenti sui detenuti del carcere di Yuma nel tentativo di trovare una cura alla compagna Beverly O’Hara. Danny Ayes, uno dei detenuti, a contatto con il liquido di Jason, acquisisce una super forza, scappa e riesce a liberare i compagni della banda, Sean Lowell, Clay Black, Jimmy Kinball e Billy Smith, donando loro altri poteri. Jason torna a cercare Beverly a Mesa. Due cacciatori di taglie, i gemelli Don e Ken Raven, salvano Jason dall’attacco di alcuni banditi ma entrano in contatto col liquido acquisendo a loro insaputa dei poteri…

«La scuola, le amicizie, gli amori passati.
Il ricordo di un padre che continua ad esistere.
L’incredibile sensibilità di Giulia “la meraviglia fragile”.
Le stanze della vita quotidiana.
Poi l’incontro con Francesca.
Tra romanticismo, risate e riflessioni, arriva l’amore a dettare i tempi di una grande rinascita, in una Roma che sembra avere a cuore i protagonisti di questa storia.»

Il grande debutto narrativo, dopo due libri di poesia, di Luigi Costantino.

Una vita passata tra psichiatrie, comunità e lotte per lavorare. 

Questo libro vuole essere un riscatto e un messaggio a chi non avrebbe puntato neanche un centesimo su di lei.

Un libro che raccoglie 10 anni di dolore, gioie, passioni e amore.

«Scrivere un libro su un film difficile come Funny Games fu un’idea che mi venne all’incirca 10 anni fa. Nel 2008 uscì in Italia la versione americana e camminando per la strada mi colpì immediatamente un enorme cartellone pubblicitario. Come per la maggior parte del pubblico, la visione del film ebbe su di me un impatto molto forte, non credo di avere mai visto nulla di così irritante per lo spettatore.»

“Se vuole farmi un piacere, non accenni a nessuno della mia rivelazione. Lei può ritenermi pure folle, ciò è nei suoi diritti, ma non dica a nessuno perché.” Può un artista conosciuto e apprezzato rivelarsi un truffatore o, peggio, un incapace? Un giovane critico d’arte cerca di svelare cosa si nasconde dietro il talento e la straordinaria tecnica di un affermato pittore. Massimo Libero Michieletto costruisce una galleria di personaggi che animano una storia dai confini torbidi e inquietanti.

«Parola dopo parola, autore dopo autore, libro dopo libro, stiamo lentamente ma inesorabilmente disinnescando le regole dell’editoria italiana e rivoluzionando quelle dell’attenzione.

Un esperimento letterario mai tentato prima: 27 voci dall’avanguardia poetica italiana fuse in una sola voce con gli appunti, le immagini e i video (su qr code) di un viaggio artistico unico nel suo genere.»

                                           (V.P.)

«”Credo che solo una cosa renda impossibile la realizzazione di un sogno: la paura di fallire”. Questa frase di Coelho mi ha portata a osare, a tentare di realizzare un sogno, quello che sfoglierete tra queste pagine, la storia di Sveva, di un mondo, di pensieri, e della città che fa da cornice, ma è parte integrante della storia. Sveva è una di noi, con mille sfaccettature e tanti, troppi sogni che le sfuggono dalle mani…»

Solitudine, malattia, incapacità di comunicare, paura dell’altro; un percorso poetico e narrativo attraverso le umane fragilità che trova il suo punto d’arrivo nella consapevolezza che, alla fine, fragilità e forza d’animo sono le due facce di una stessa medaglia e che solo guardandoci dentro saremo in grado di superare quelle fragilità.

Che poi, a ben vedere, tale consapevolezza più che un punto d’arrivo è un punto di partenza per ridisegnare il proprio orizzonte di senso.

«Vieni con noi,
incamminati veloce veloce
sulla strada giusta
che ti porterà a casa.»

«Poesia è poiesis. Trasfigurazione.
Vita e sentimento nella trasformazione della parola.
Onirico e irreale che si sfiorano senza combaciare
perché l’Arte è Narrazione di Universale Sentire.
Scrittura come indelebile segno di esistenza,
sopportazione e salvataggio al proprio pensiero,
dettatura dell’anima,
ricerca di Bellezza e sopravvivenza.»

«Questo libro parla delle mie idee e della mia malattia e di come ci convivo. Riflessioni fra me e me, per cercare di dare un’idea, uno spunto, a chi soffre e far riflettere chi con queste persone ci lavora. Lottare assieme per migliorarsi sempre più… Questa l’idea che dovrebbe passare. Qui parlo anche di due persone con una patologia grave che forse però hanno da insegnare molto ai cosiddetti normali… Cos’è la normalità? Cos’è la follia? Chi è il malato? Chi è il sano? Provare solo ad avere il dubbio è una cosa spettacolare…»

L’esordio narrativo, addirittura autobiografico, del nostro poeta umbro Matteo Gentili. La struttura portante è la prosa, diretta, schietta, emozionale, coraggiosa; ma con tante provvidenziali finestre liriche, che spiegano meglio, che mostrano di più, che non spezzano anzi fanno più forte l’efficacia, la potenza e la verità del libro. Un libro volatile e profondo insieme, un libro di chiarezza e di riscatto. Un libro aperto che scava e poi vola.

“Romanzo allegorico in 40 figure”, è scritto da Alessandro nella forma di un giallofiaba, e le “figure”, 40 come le carte da gioco italiane che infatti rivestono nella storia un ruolo centrale, sono di Jordan Eyleen. In questa “fiaba” i protagonisti sono: una principessa e un principe che a quanto pare muoiono subito; un “principe nuovo” che ha per compagni e amici i topi del castello, i quali tra l’altro scrivono su un librone verde la storia che stiamo leggendo; una misteriosa ricetta per una bevanda non si sa se miracolosa; uno straniero che apre una “limonateria”…

Agosto 1969. Quattro ragazzi innamorati della musica e dei sogni suonano insieme nella loro rock band in un locale chiamato HIPPIE & BLUES, a Roma. Destino vuole che lì dentro incontrino qualcuno che propone loro di suonare a New York, nel Village, al Gaslight… Non hanno il becco di un quattrino, solo sogni nelle tasche, ma uno di loro trova il modo per racimolare soldi a sufficienza… Arrivati a New York scoprono che non c’è solo il Gaslight, ma tanto altro: ci sono gli Hippie, la Controcultura, Woodstock… C’è il Vietnam, il Blues, la strada, i sogni che cercavano da tempo…

Il diario di bordo di una traversata sensoriale oceanica.

Un viaggio psicotattile, erotico, sensuale, delicato, dantesco attraverso peccati e virtù, emozioni e amori intensi, oblio dei sensi, frutto di 15 anni di studi e ricerche riguardo il mistero dei misteri: quale sarà il mistero dei misteri?

Gli Autori e Artisti Libereria per “I sogni di Jo” (con il ricavato delle vendite che andrà totalmente a favore dell’omonima fondazione).

Un inventore fallito, Pietro Dominici, trova il modo di viaggiare nel tempo, torna nel 1914 per rapire e portare nella sua epoca una ragazza vista in una vecchia foto scattata mercoledì 24 giugno 1914 a Rue du Pot-de-Fer, a Parigi, da Albert Kahn. La ragazza, Amelie Lefonte, dapprima restia, inizia ad amare la nostra epoca e riesce a convincere il nostro a riportarla per un po’ di tempo nella sua epoca, ma dieci anni dopo per evitare la Grande Guerra. Lì molte esperienze ed inseguimenti li arricchiranno materialmente e moralmente, prima del definitivo ritorno alla nostra epoca, con molte gradite sorprese.

Lorian ha venticinque anni e vive la situazione surreale del coronavirus. Consegue la laurea in lettere via skype. Come tutti sta in casa, misura il perimetro della stanza, si affaccia sul balcone. Legge, guarda la TV, spera, prega, sogna. La quarantena forzata e ripetuta gli darà l’occasione per riflettere sulla vita. Ne uscirà più forte e maturo con la voglia di ricostruire e di andare avanti. Perché la vita si percorre così: andando avanti nonostante tutto. Dimenticando e rammentando. Vivendo altra vita.

«Ho scelto di mettere a nudo la mia anima, tirando fuori tutto quello che, in qualche modo, è rimasto seppellito nel silenzio più assoluto. Sono solo parole, potete pensarlo ma vi prego, ricordatevi sempre che dietro alle parole, brutte o belle che siano, ci sono io, e dietro di me tante altre persone che si sentono come me. Voglio solo far sentire la voce… quella voce che potrebbe essere la tua, che stai leggendo ora, e parla di lutto, di amore, di sopravvivenza e di fallimenti, di essere madre o padre, fratello o sorella, donna o uomo o molto semplicemente essere umano. Scrivo di cuore, per il cuore…»

«Aspiro ai sogni del mio più forte sentire, cancello percorsi già spianati ed elevo teneramente il mio cuore come un aquilone, affinché possa mostrarmi dove tira il vento, per trovare riparo tra i rocciosi nidi delle aquile e chiedere, a chi come loro vive qui da più tempo, come si ama in modo estremo anche il vento che ignaro a picco ti lascia cadere nella pista da ballo del più facinoroso insegnamento.»

Syrus è più volte prigioniero. Più volte poiché la vera cella dov’è rinchiuso da chissà quanti anni e per chissà quale motivo non è fatta esclusivamente da mattoni e sbarre, quanto piuttosto dall’annichilente oblio di un’amnesia pressoché totale. La vita, tuttavia, gli riserverà un’occasione unica per fuggire e intraprendere così un lungo viaggio in un mondo terribile e fantastico. La crescita che ne deriverà sarà il presupposto per raggiungere la vera, completa, libertà e per sperare di recuperare i suoi preziosi ricordi. Eppure, il prezzo di tutto quanto è piuttosto alto, e pagarlo non è affatto semplice.

«Una storia, due autori e ventisette modi per raccontarla: questa è la sfida alla base del nostro libretto. Sollecitati da un goliardico duello a penne… anzi, a tastiere sguainate, ci siamo cimentati nella riscrittura della nota favola della rana e dello scorpione, riportata da Esopo. Partendo da questa trama, abbiamo stabilito 27 indicazioni stilistiche delle più disparate: dalla poesia alla prosa, dalla figura retorica al problema matematico, dalla ricetta alla parabola evangelica e altro ancora. Raymond Queneau ha tracciato la rotta, noi perseveriamo nella navigazione.»

Danimarca, inizio maggio 1614. Una Compagnia teatrale dovrà esibirsi a Elsinore. Ma presto s’apprende che è solo un pretesto. Il vero motivo, invece, riguarda il finale della tragedia di Amleto, d’una dozzina d’anni prima.

Giulia e Rudyard, due medici, si conoscono durante un temporale mentre soccorrono i feriti di un incidente stradale.Poi per un periodo non riescono più ad avere notizie l’uno dell’altra, perché sono stati improvvisamente divisi da due continenti: lui è dovuto andare a lavorare a Kilis, in Turchia, per Medici Senza Frontiere, lei nell’ospedale di Narni.Si cercano, si ritrovano, ma i problemi non finiscono: lei va a lavorare a Baltimora, lui viene ferito.Riusciranno alla fine a darsi quel meritato primo bacio?

Il viaggio degli Autori Libereria fra i disegni di Valentina Caldarella.

Il nostro Quarto LibroRaduno!

«Fra questo accorato, necessario libro di Ibrahim Diabate e la sua persona impegnata nel sociale, Amore e Lotta, Poiesis e Techné, si permeano trovando sintesi e realizzazione, trovando forma e azione concreta.»

R.I.

«Una raccolta di passi per dire addio alla vecchia me e accogliere quella nuova.»

«Usciamo, che bello camminare al buio per mano a papà. Aspettiamo l’ultimo treno per fare il segnale… papà ha in mano la luce… io guardo giù verso la strada vicino al sassetto… hai la luce spenta del motorino ma sono certa sei lì… lo sento…La luna stasera si è fatta piccola piccola… sento una felicità che ricorderò per sempre… per mano a mio papà… guardandoti lì… e il vento prima della curva… e l’ultimo treno che passa.»

Dieci racconti a sfondo erotico che narrano non solo di sesso, ma anche d’amore e di chimere, di fuga e della quotidiana scelta di rimanere nella propria vita reale.

«Un mondo dove gli oggetti prendono vita per accompagnare un giovane uomo nella progressiva, a volte dolorosa ricerca del suo equilibrio interiore, in uno scenario fantastico, ed accompagnati da “personaggi” molto particolari, gli oggetti.» (L.G.)

«Una guerra tra Bene e Male, dove le penne e le parole sono le armi più potenti. Una battaglia senza esclusione di colpi, di sentimenti, di un amore che supera ogni barriera e un coraggio senza risparmiarsi, andando oltre fino all’anima delle cose.» (M.S.)

«Un libro per tutti quelli che sanno andare oltre le apparenze o vogliono imparare a farlo. È un invito a fare un passo in più rispetto a quello che la vita ci richiede, un invito a osare, un invito a riprendere il volo, a trasformare le sofferenze in occasioni per andare avanti, per spingersi più in alto, per continuare, cresciuti in consapevolezza, concedendosi il “lusso della rinascita”.»

(I.D’A.)

Il mondo delle fiabe… riveduto e corretto!

…e chi l’ha detto che il lupo sia davvero cattivo, che Cenerentola sogni il principe azzurro e che i nani di Biancaneve non abbiano mai immaginato una vita diversa?

Un viaggio attraverso il variopinto mondo della fantasia, ma anche un puntiglioso lavoro di scardinamento dei cliché classici del mondo delle fiabe… offrendo ai personaggi (ma anche a chi legge) un’alternativa nuova e un’altra possibilità!

Una storia d’amore narrata da una figura senza tempo, che la fantasia dello scrittore ha raffigurato nelle vesti di un saggio e a volte cocciuto signore, che con infinita pazienza veglia dalla notte dei tempi sulle linee costituenti la vita di ogni individuo. Amore, destino, incontri clandestini, ironia, una malattia comune, anime gemelle unite da un fatale incontro virtuale e una buona dose di coraggio corretto pazzia sono gli ingredienti di questo intenso ed avvincente racconto ricco di colpi di scena.

«AUG! è figlio della rabbia e della frustrazione.

Una scintilla e la voglia di urlare qualcosa in faccia a chi non vuole offrirci il mondo migliore.

Poi succede che alla rabbia faccia da eco l’Odio; c’ho preso gusto…

Quando mi rendo conto della mole di contenuti accumulata, decido di non lasciarla marcire nel mio cassetto, perché, tutto sommato, potevo avere qualcosa da dire.»

«Pensate a Cees Nooteboom e Lawrence Ferlinghetti che scrivono un libro insieme da un’idea di George Romero. Aggiungete ardesia in polvere. Non mescolate. Pur cambiando scenario, anzi scrivendo proprio DA uno scenario, cosa mai fatta prima, Sonnessa e Zanni, appuntiti diamanti libereriani, rimangono se stessi, non cambiano voce ma eleggono mondi cui cambiare voce. È bene? Per chi crede che la letteratura sia progetto e ricerca di forme. È male? Per il malato che non vuole stupirsi e dichiara a se stesso il contrario. […]»

A.M.

E finalmente LibroRaduno numero 5!

23 Autori Libereria che interpretano con le loro parole i disegni geniali ed emozionanti del grande Artista Paul Gutierrez Duque.

La storia di un padre che, dopo la morte del figlio pochi giorni prima della nascita, scopre l’importanza del crescere ed educare la figlia nata dopo il lutto, non delegando l’onere alla moglie. Tutto ciò con luci ed ombre, patemi e gioie, nello scorrere della vita della bambina, capendo l’importanza e la difficoltà di far crescere un figlio. Il tutto descritto con l’ironia e la leggerezza di chi ha capito il dono dell’esistere, sia come inquilino di Madre Terra, che come dirimpettaio di altri condomini che la abitano. Molti dei quali trasformano la grandezza del vivere in monolocali bui ed angusti.

«Era il 2017 e, come affezionata frequentatrice delle manifestazioni di Gradara, fui invitata a tenere una conferenza alla manifestazione “Gradara ‘800 a vapore”, sulle scoperte che hanno cambiato il mondo. E proprio in quel frangente ebbi la spinta a scavare cosa ci fosse nel passato più lontano, le scoperte che avevano irrorato il terreno della tecnologia fino alla robotica. Di lì a poche ore anche un racconto nasceva, mentre immaginavo un passato enormemente ricco d’intuizioni, di scienza, di basilari concetti meccanici, dalla fisica alla filosofia. Pensavo a come noi esseri umani siamo stati nel tempo aiutati e sostenuti dalle grandi scoperte. Inimmaginabile il vaso di Pandora che si è schiuso.»

«[…] Alcuni libri sono una strada da percorrere, ben definita, agile e marcata, altri, invece, hanno la forma di un cammino da ricreare.

In “Eurowalk”, Picchi osserva la strada trasformandola in passo, il cammino del ricreatore non ha inizio né fine, muore sulla pagina per rinascere nella rielaborazione faticosa e faticata del lettore. […]»

G.S.

«La Poesia svela ciò che, in lingua ordinaria, ci è sconosciuto; e poi, qui, legge se stessa a partire dai quattro elementi fondamentali del mondo conosciuto.

L’atto creativo si riporta così all’umano, alla tensione verso un riconoscere parti di sé in sintonia con l’universo e le cose.

Questo riconoscimento, che avviene proprio per il tramite della Poesia, si fa necessariamente simbolo, al tempo stesso dunque generando la sua lingua speciale.»

«Il mio primo libro, estratto di una consapevolezza interiore, rimarrà sempre un bellissimo traguardo, reso possibile sempre grazie a Libereria. Però, questo secondo libro, è senza ombra di dubbio l’essenza di ciò che sono, di una crescita interiore e artistica, un percorso impegnativo e laborioso con i miei simili, dentro la casa libereriana. Sento di potervi offrire un ‘posto’ dove trovarvi, essere compresi e infine amati. Alla fine, è un Dono. Eccolo.»

«Si può leggere “Silloge silenziosa” come l’unione di tutto in uno, l’esattezza nell’errore, l’amore nell’odio, la salvezza nella dannazione, il quadrato nel cerchio, dove il tempo spaginato è conservato dal vero atto memorabile della poesia. Anche negli interstizi più disarmanti del mondo, le parole possono brillare di luce propria, perpetuare, al solo pronunciarle, tutta la libertà di cui l’uomo ha bisogno.»

“Da piccolo ero stupido” (è anche il titolo di uno dei racconti del volume) è una raccolta di brevi storie che, in modo ingannevolmente ingenuo, trascinano il lettore in un misconosciuto e trascurato ovvio. Scherzosi e ironici, i racconti veicolano invece messaggi fortemente incisivi. Preceduto ciascuno da un pensiero che ne racchiude il significato metaforico, ogni racconto ricalca lo stesso schema, delineando, di volta in volta, un tema su questioni esistenziali ma allo stesso tempo attuali, portando al colmo il conflitto tra ragionamenti antitetici.

«Vi siete mai resi conto di quanto siano importanti le piccole cose?

Di quanto sia essenziale per noi osservare, guardare… Vedere.»

Alex Bloise Diana, autrice libereriana di lungo corso e inventrice del genere “flussopoeticonarrativo”; e Franco Barbato, cileno, fondatore dell’Irrealismo poetico.

Due poeti d’eccellenza per un’opera a due mani (quattro su tastiera) che è un lungo discorso in versi attorno a tre domande o tre chiavi nevralgiche dei nostri tempi e forse di tutti i tempi: Guerra, Vuoto, Umanità.

«Ai saggi un quaderno a quadri.

Ai pazzi una matita.

Ai saggi l’ostacolo del silenzio.

Ai pazzi la salvezza del silenzio.

Ai saggi il diritto di parlare.

Ai pazzi il diritto di non ascoltare.

Ai saggi le buone idee.

Ai pazzi la parola.»

Presso il popolo azteco la poesia era detta “In xochitl in kuicatl”, fiore e canto, che rivela la spiritualità che i popoli di lingua nahuatl del Messico preispanico riconoscevano all’opera poetica, “la parola fiorita”, il veicolo attraverso il quale il dio, tramite il poeta, univa la terra al cielo.

«La fragilità del papavero incontra il forte urlo della bambina.

È il fiore che amavo di più da piccola.

I suoi semi possono addormentarsi per anni e poi fiorire.

Quella fragilità contiene una forza resiliente.

Forse ad affascinarmi è proprio quel contrasto.

Quel costante abbraccio.»

«Tutti noi abbiamo la nostra isola, basta popolarla con i ricordi del passato.»

«Ti vedo col tuo splendido sorriso e con le braccia spalancate e grandi da poter accogliere tutti e spiccare il volo nell’infinito che tanto hai desiderato mentre eri incatenato dalla carne. Aspettami felice, verrò con te per sempre nell’eternità… intanto accompagnami ed aiutami ogni giorno a compiere i passi giusti verso la Verità. Giacomo, hai fatto della tua breve vita un capolavoro nel donarti e farti ricordare. Vola alto figlio mio, finalmente libero e sereno… chi ti ha voluto bene non potrà dimenticarti.»                                                R.I.

“Ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.”

                               Gino Strada

Libroraduno6 – Libereria per ResQ, People saving People.

Da un’idea di Gianluca Sonnessa, illustrazioni di Paul Gutierrez Duque, progetto grafico di Alessandro Mazzà

«Le note scritte in un pentagramma per un pianoforte letterario che Salvo e Stefania hanno già a lungo suonato a quattro mani; e continueranno a suonare, per fortuna di chi legge le loro poesie e filastrocche, le loro poestrocche, le poesie in prosa. Una corsa non agonistica su pista, un misto di prova di Velocità, con tanto di surplace in attesa dell’altro, e di Inseguimento ognuno dei due in arcione al proprio senso dell’umorismo, della leggerezza e della profondità, dell’amor per l’individuo, per il mondo, della loro critica visione delle cose delle nostre terre e della nostra Terra.»                                                                                                       P.M.

«La sensazione era quella di esserci già stato.

Ed era proprio lì che ero.

A casa.

Sulla mia poltrona nera di velluto.

Ma cosa mi era successo?

Cos’era quel vuoto tutt’attorno?»

Un’antologia di dieci racconti, il cui titolo è ricalcato sul ben noto adagio Memento Mori, con il quale la tradizione moralistica antica ammoniva gli esseri umani di ricordarsi della propria natura mortale, così fragile e transitoria.

L’esperienza della morte, variamente narrata e descritta, attraversa l’intero volume. Il lutto, i conflitti interiori, la follia, la gelosia, il rancore, i differenti modi con cui la sofferenza attanaglia le vite dei personaggi, sono raccontati in questo libro con un senso di pietà, profonda empatia, e autentica comprensione dell’umana debolezza.

«Scoprire Mondi Nuovi è la mia specializzazione, il ruolo che mi è stato affidato. Il mio posto nel Mondo. È la mia missione, e non la posso abbandonare. Lo devo a me stesso e ai sogni della mia terra e al vento che mi muove, anche adesso, che sono solo, e non vedo niente, perché  tutto è buio, in questa dannata porzione dello Spazio. Ho una matita con me e un taccuino e una matassa di parole che si rincorrono, devo almeno provarci: scrivere qualcosa, disegnare una mappa, lasciare una traccia per chi verrà dopo.»

«Vittorio Di Sandro parte dalla vita. Ce ne ha già dato indizio in campo narrativo.
Nella sua voce letteraria appare chiaro che la ricerca stilistica, che è ciò che di fondamentale lo scrittore sempre fa, non può però che far scaturire dalle vicende esistenziali, dagli esiti riflessivi e dal coraggio di guardare sé, la propria verità, il proprio sollevarsi e farsi porgere. Le proprie possibilità, anche e infine, d’incontrare, e su un fondamentale piano “altro”, l’altrui osservazione e introspezione.
Per Vittorio Di Sandro l’intelligenza è sensibilità.»

«’A nonna me’ jere comuniste, Mia nonna era comunista: 19 poesie composte dall’Autore nel proprio dialetto. Si parte dal ricordo della nonna paterna, passando per l’amore, spesso non corrisposto, i tormenti esistenziali; e poi l’ambiente, la libertà, l’amore per la propria terra – senza tralasciarne i difetti – un’ode al vino rosso, un commosso ricordo di una indimenticabile figura di paese (Angeluzzo) e quello della nonna materna, fino a concludere ancora una volta con la speranza (Notte).»

«L’Arte sarà ancora il filo indistruttibile e indissolubile che ci terrà legati alla vera essenza della natura umana.»

«Scrivo perché non so rispondere.

E questa è la risposta.

Leggi perché porti in tasca la domanda utile, inutile dirtelo anche se tu lo sapessi.

Riscrivo perché scrivo perché non so rispondere.

E questa è la risposta alla risposta.

Qual è la domanda da fare alla domanda?»

Un antico convento tra il Gange e l’Himalaya. Da anni, il Maestro e i suoi discepoli seguono la stessa religiosa routine di preghiera e meditazione. Ma la pace viene interrotta da un fatto crudele, inaudito. L’ordine va a soqquadro, dalle fontane sgorga sangue, i monaci impazziscono, due novizi vengono violentati da un’invisibile presenza femminile, una moglie obbediente e silenziosa comincia ad apprezzare il gusto della carne cruda, la severa dottoressa si dedica ad autopsie non proprio regolamentari…

Il nostro omaggio poetico, collettivo, familiare, a un grande artista, a un nostro fratello: Giacomo Rossi (“Jack”).

18 grandi Autori Libereriani, più il grande Paul Gutierrez alle illustrazioni.

«Un piccolo viaggio nel tempo all’interno di un’anima che è cresciuta, cambiata, che ha continuato a immaginare per anni un contorno dal quale non usciva mai.Poi le parole hanno cominciato a prendere forma, peso sul foglio, gli occhi hanno cominciato a scrivere tutto ciò che vedevano, e il bordo ha cominciato sempre più ad allargarsi quasi fino a rompersi.Le parole sono libere, il cuore è più leggero.»

«Può un’ex insegnante di danza scrivere un libro in rima? Per me è stato come andare in bicicletta: ho iniziato da bambina, poi ho riposto bici e rime in cantina, fino all’arrivo delle mie tre splendide figlie. Amavo leggere loro favole e storie per ragazzi, così, un giorno, ho deciso di trasporre una storia in poesia, e sono tornata in cantina.»
«E voi siete abbastanza stronzi per sfogliare queste pagine? Solo una raccomandazione: sporcatevi un po’ le mani, l’anima, mettetevi scomodi prima di entrare in questo mondo underground. Queste parole catturano, scorrono veloci, giusto il tempo di una canzone, regalano immagini, ma restano dentro e te le ritrovi nella mente, come quel pezzo che senti alla radio distrattamente, a volte, ma che ti ritorna prepotente in testa e non riesci a fare a meno di canticchiarlo quando meno te l’aspetti.»                                                                                                                   M.T.S.
Una ragazza di quattordici anni, con malesseri psichici, decide di scriversi delle lettere, affinché da adulta possa sfruttarle per raccontarsi e rispondere alla “lei” del passato.
«[…] L’andare non ha solo una dimensione fisica ma esistenziale, sociale, politica. Una ricerca per sostituire il ritmo personale alla norma. Una voglia di stupore che si credeva perduto. L’altro luogo cercato è anche un affrancarsi dal gravoso ruolo di identità innescato da questa società di consumi e di rappresentazioni. Viaggiare è un ingegno per trovare la nostra collocazione, incontrare l’imponderabile che già si forma nei nostri pensieri e ci rende pionieri, già quindi promotori di visioni possibili. […]»
Un lungo viaggio attraverso un percorso di vita anche doloroso ma ancora pieno di speranza verso quel piccolo lumicino in fondo al tunnel che a volte vediamo allontanarsi, ma che alla fine se riesci a cercarlo, e se lo vuoi cercare, ti verrà incontro. L’irrequietezza che non ti farà fermare mai. La curiosità come compagna di viaggio. La novità come fonte di nuove emozioni. La vita.
«Compresso fra le nuvole scende Un sole scialbo che pare intenerirsi Sul velo del crepuscolo S’oscurano come occhiaie Vuote le finestre e il mare aggrotta Le sue schiume nel silenzio, E il solo rumore è un pianto.»
Costanzo vive in famiglia circondato d’amore e da princìpi “fermi”. Il “mantra” che spesso sente ripetere da suo padre è: tutti devono poter avere il proprio fabbisogno, dignità e benessere. Crescendo, anche dopo le varie vicissitudini della sua vita, non poteva che far suo questo principio.
«Preoccuparsi del futuro è un esercizio inutile. La vita è fatta per scombinare i programmi.»
«Scrivere è fissare tutto quello che esiste nel mondo o nella fantasia, bloccarlo, incatenarlo a un foglio; ma nello stesso tempo renderlo libero di viaggiare per una moltitudine di mondi, una infinità di cuori e di occhi vogliosi di leggere ed emozionarsi.»
«E gli Automi crebbero in numero e in intelligenza, sostituirono gli uomini sempre di più. Divennero operai, progettisti, soldati, poliziotti, musicisti, medici.»
La storia avvincente di un amore che tra inganni e duelli si trova a fronteggiare numerose difficoltà intrecciate ad altri eventi ambientati nella Francia del 1700. Un amore avvolto nell’alone del mistero che tiene col fiato sospeso fino alla fine, ma noi sappiamo pure che l’amore vero vince ogni cosa. Amor vincit omnia.
«“Così ebbe inizio la leggenda…”. Con queste parole inizia l’avventura di piccolo elfo nel mondo creato dalla mia mente. È un’interpretazione in chiave fantasy del mondo reale che mi ha circondato per lunghi anni. Le vicende seguono un filo narrativo che coinvolge diversi personaggi fuggitivi da un mondo oramai a loro alieno alla ricerca di pace e stabilità nelle terre dell’Est dove viene seguita la Via della Luce Diafana, antagonista naturale alla Corporazione della Luce Nera, regime tiranno composto da esseri deviati dal proprio Ego Traboccante.»
«Lo cercherò dappertutto e lo sentirò in un soffio di vento che mi spettina, nel volo di uccellini che mi tagliano la strada, nell’arcobaleno che mi colora le mani mentre faccio colazione. Lo percepisco in una lampadina che si accende o spegne all’improvviso o in una piuma che trovo sotto il tavolo. Capisco che sta cercando di attirare la mia attenzione. Non può fare diversamente… non ha più il suo corpo terreno. Io invece, spirito ancora incarnato, posso fare qualcosa in più per avvicinarmi al mio Jack: provare a curare la mia crescita spirituale.»

Nella Valle di Campanelli si trova Rosenville, un paesino dove tutta la vita dei Roseniens gira intorno al Sole.

A Rosenville vivono il Signor Pollino e la Signora Nettarina, il signor Fluto e la signora Odòres, che stanno per diventare genitori.

Eveline e Teodoro crescono sereni partecipando alle attività del paese.

Per Eveline però si preannuncia un triste destino, proprio nel settimo anno, che è un anno importante per i Roseniens.

Riuscirà ad affrontarlo con coraggio e a trasformarlo in un’occasione di salvezza?

 

«Con “Me sovièn” ho descritto i ricordi di quasi un anno, il 1959, che mi vedeva ancora infante. Ho considerato quel periodo come la fine di un’epoca, la trasformazione di un linguaggio antico. Ho provato ad ascoltare il silenzio dei ricordi, rianimando la memoria intasata dagli impegni del presente.»
«L’idea di questo libro cerca di analizzare la crisi esplosa nel 2013, ma che affonda le sue radici almeno dieci anni prima. Ha coinvolto soprattutto la parte orientale dell’Ucraina, nello specifico le Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk. La teoria si concentra sulle conoscenze relative ai Paesi dell’ex-URSS, sul ruolo della Federazione Russa e particolarmente sull’immagine dell’Ucraina ai tempi dell’URSS e del peso politico che continua a ricoprire nella politica estera del Cremlino.»
“Cos’è che fai esattamente?” le domandò. E lei: “Esattamente è la parola giusta: il mio è un lavoro rigoroso, di precisione, che non mi lascia il tempo per fare altro.” “E ne sei felice?”, insistette l’uomo. “Certo che sì, non ho motivo di lamentarmi.” “La felicità è meglio di niente.”
«Voi potete qui per un po’ entrare in questa sua casa. Piena di occhi e modi di usarli. Piena di carezze e pettirossi. Piena di voci e modi di usarle. Piena di attese, di cassetti, di tempo andato, negato, rigenerato. Piena di padri, di madri, di respiri di Dio. E modi di usarli. Piena di tutti i voli che lei è capace di suggerirvi. Meritatevi questa lettura. La chiave d’oro è nella vostra tasca e svanirà appena svoltata pagina 86.»                                                                                                   (A.M.)
«Uno specchio rotto si trasforma in centinaia di specchi. Cambiano i bordi, meno regolari, cambia lo spazio utile allo sguardo, cambia lo sguardo. Puoi anche provare a rimetterli insieme, puoi anche riuscire a farli combaciare i pezzi. Ma lo specchio, per come credevi di conoscerlo, non esiste più. Forse nemmeno è mai esistito, ma una sola riflessione è meno complicata da gestire. Per scriversi in un libro è necessario rompere lo specchio, abbandonarsi al disordine, osservare i frammenti del proprio volto.»                                                                                                    (G.S.)

Quando Alba si imbarca su quel volo diretto a Pechino, ha il cuore infranto. Circa un anno prima ha rotto con Mario e, nonostante continui a raccontarsi mezze verità, sa benissimo di non averlo ancora dimenticato.

Decide allora di intraprenderlo da sola quel viaggio che i due avevano pianificato insieme: dopo aver conseguito la laurea, Alba parte per la Cina, raggiungendo la sua amica Giulia.

Lì conoscerà Chen, un affascinante studente cinese…

«Due occhi che hanno imparato a cogliere granelli di emozioni nella normalità dei giorni qualunque.»

“Come da cratere la lava” è l’immagine per esprimere il bisogno, la necessità, di fermare in forma poetica l’urto di ciò che accade sulla personale sensibilità dell’autore. Allora niente passa in secondo piano, dal quotidiano affannarsi allo scoprire di piccoli o grandi bellezze più o meno nascoste. Da qui poi passare agli avvenimenti e alle tragedie che coinvolgono l’intera umanità, prima fra tutti la guerra, o lo stupore di fronte a tele di grandi artisti, il passo è breve, è naturale conseguenza dell’attenzione alla vita, fatta di piccoli e grandi incontri, vicina e consueta. Così da tutto nasce, scaturisce il fiume lavico del verso.

«Credo che la poesia possa salvare il mondo.

Che se tutti la leggessero, ogni cosa sarebbe semplice e la bellezza si presenterebbe sempre ai nostri occhi.

Questa raccolta poetica nasce dal pensiero che le emozioni sono la nostra unica ricchezza.»

“Argentina andata e ritorno” è un insieme di racconti e poesie.

A ogni racconto viene abbinata una poesia che ne sintetizza il significato e tende a semplificare il messaggio che si vuole trasmettere al lettore.

A conclusione del libro lo scrittore inserisce alcune sue poesie ed immagini della sua Napoli, città che ha visto i suoi natali e che fa da cornice e sfondo a tutte le sue opere letterarie.

«C’è stato un periodo in cui ho scritto le mie poesie più surreali, le più folli, ispirate a sogni, incubi, visioni, proiezioni della mia mente, prendendomi gioco soprattutto di me stesso e della stessa letteratura, sperimentando con la lingua italiana e facendo largo uso dell’asindeto. Erano talmente strane, queste poesie, che forse non potevano nemmeno essere definite tali, bisognava coniare un nuovo termine; vi ho dunque semplicemente aggiunto una “s” davanti. Ed eccole qui, le mie (s)poesie».

«Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred beffardo. Il cielo? Tutta questa cupola di speranza e di anelito, di amore e di tristezza? «Sì invece» disse lei piano. «Il cielo è sempre il primo a essere diviso.»

La città come spazio urbano, realtà complessa e indefinita, ma anche come testo che rimanda a segni e significati. Berlino «la città senza forma» e il Muro che ne divide gli spazi, il cielo e le ideologie.

“Canti del sarmento” è il frutto dell’incontro di due anime unite dallo stesso filare: l’amore per le parole e per le anime ai margini. Mentre le stagioni passano sui nostri corpi e forgiano il nostro spirito, l’apparente immobilismo della vite cela una maturazione interiore che non può e non vuole dimenticare il sarmento, ciò che resta a terra in un mondo in cui tutto sembra assumere un senso solo in funzione della sua utilità.

Un grido nella notte, agghiacciante, che spezza il silenzio di una spiaggia del litorale romano.

Due giovani, abbracciati sul bagnasciuga, nonostante la paura si dirigono verso le urla rimanendo coinvolti in una oscura vicenda.

Donatello, professore di filosofia “pentito”, è il protagonista di questo romanzo.

“Le lame del porto fluviale” è una storia di torbidi risvolti, omicidi, sesso e tradimenti, che racconta una vicenda intricata in uno dei quartieri più popolari di Roma nella torrida estate del 2009.

«Penelope diventa una tessitrice.
Circe: un architetto.
Medea: approdo.
Elena: un’altra.
Andromaca: un silenzio.
Cassandra: un matematico.
Clitennestra: pace.
Calipso: casa.
La Sirena: un singolare.
Didone: un plurale.
Scilla: una strada.»

Un racconto sull’importanza di andare oltre le proprie paure senza perdersi, per accettare sé stessi e amarsi, nell’eterno conflitto tra odio e amore per la propria persona.

Una raccolta di poesie il cui tema di fondo è una riscoperta del sentimento, della passione e della dimensione spirituale dell’uomo.

La raccolta, in un connubio oscillante tra la lingua inglese e quella italiana, tocca i temi più disparati, dalla passione amorosa alla guerra, in un vortice sperimentale che non comprende solo le tematiche ma anche lo stile, che spazia dalla poesia tradizionale giapponese degli haiku all’epica cavalleresca medievale.

«Compresso fra le nuvole scende

Un sole scialbo che pare intenerirsi

Sul velo del crepuscolo

S’oscurano come occhiaie

Vuote le finestre e il mare aggrotta

Le sue schiume nel silenzio,

E il solo rumore è un pianto.»

Roma, 5 aprile 2022

 «Ho scritto per te (con te) due libri (che adesso sono, anch’essi come noi, insieme qui) e ventisei canzoni (che adesso sono, anch’esse come noi, insieme qui). A me non pare che sia abbastanza. Infatti sono solo i primi 8 anni. Tutto tempo nel quale non do più i numeri definitivi su niente. Poi io dico 8 ma ciò che non finisce non è iniziato quando sembra. C’è un’intelligenza suprema che stavamo seguendo quasi inconsapevoli come due astrologi frigi appresso alla cometa. Ora siamo insieme il terzo di quei “magi”, e anche dei doni, siamo il costruttore unico dell’intelligenza suprema che ogni giorno ci troverà.»

 Ale

«Ieri all’artri regazzini j’ho detto

d’Enea fijo a Venere-Afrodite;

a quelli senza scola ha fatto effetto:

e ‘ste storie nun s’erano sentite.

Je l’ho imitato Enea cò l’ermetto: 

“A’ trojani annamo a foco, che dite,

sò ‘na brugna, me gonfio… sò allergico:

me sarva solo un fugone… energico.»